Criptovalute: cosa sono e come funzionano

Cosa sono le criptovalute? Come funzionano le criptovalute? Come guadagnare con le criptovalute? Quali sono le criptovalute più importanti? Le criptovalute sono una truffa? Sempre più trader si stanno ponendo queste domande, alle quali daremo una risposta in questa sede. Le del resto, le criptovalute si stanno imponendo sempre più come asset che promette grossi guadagni, ma su cui bisogna stare attenti. Le criptovalute sono infatti un asset altamente volatile, ovvero il loro prezzo cambia repentinamente. Per cui, per conseguire un profitto, occorre scendere dalla giostra nel momento giusto.

La criptovaluta più nota e redditizia, almeno nel momento in cui scriviamo, è il Bitcoin. Che ha bruciato la concorrenza lasciandola molto indietro a suon di dollari. Ma ci sono anche altre criptovalute molto interessanti, circa un’altra decina. Sebbene occorra sottolineare come ne esistono ad oggi un centinaio, grazie anche al lancio delle ICO. Che sarebbe una sorta di crowfonding dove un gruppo di sviluppatori lancia un progetto nella speranza di ottenere fondi. Tali progetti però non hanno garanzie, di fatto sono chiamati “white paper”, il corrispettivo italiano di “cambiali in bianco”.

Ma come acquistare le criptovalute? Le criptovalute sono una truffa? Lo vediamo di seguito, insieme alle altre risposte.

Criptovaluta cosa significa

Criptovalute : cosa sono

Partiamo dalla domanda più banale: cosa significa criptovaluta? Il termine criptovaluta si compone di due parole: cripto e valuta. Vale a dire valuta criptata, celata. Infatti, si tratta di monete digitali, quindi, virtuali, criptate dietro ad un codice. Noto solo al sistema entro cui si realizzano: la Blockchain, di cui parleremo in seguito. Sebbene ci siano criptovalute che riescono a nascondere mittente, destinatario e valore della transazione pure ai terzi che fanno parte della Blockchain. Come NEM e Monero.

Ecco le principali criptovalute divise per Market Cap

Logo Simbolo Nome Quotazione Var. % Market Cap

Criptovalute cosa sono

Cosa sono le criptovalute? Possono essere intese sia come vera e propria moneta (quindi valuta) per acquistare beni e servizi, che per convertire le valute tradizionali (le valute cosiddette FIAT, quindi dollari, euro, Yen, ecc.) sia come asset su cui investire tramite il trading sulle piattaforme online chiamate Broker.

Le criptovalute sono nate per rendere il sistema monetario decentralizzato, quindi non assoggettato a poteri centrali come i governi e le banche. A decidere sul loro destino devono essere pertanto gli stessi utenti che fanno parte del sistema, in maniera democratica, pesando tutti allo stesso modo. Sebbene la prima criptovaluta creata, il Bitcoin, sia venuto meno in questo presupposto dato che si sono venuti a creare dei monopoli (i cosiddetti mining pool) visto che il mining di Bitcoin è diventato difficile e costoso. Quindi fuori dalla portata di semplici utenti che utilizzano computer ordinari. Inoltre, si stanno creando delle società apposta per tale scopo, che si stanno spostando nei Paesi dell’est Europa in quanto la corrente elettrica lì costa molto meno (il mining Bitcoin presuppone un consumo elevato di corrente).

Criptovalute caratteristiche

Quali sono le caratteristiche principali delle criptovalute?

Ecco le principali caratteristiche delle criptovalute:

  • Sistema decentralizzato: come appena detto, rispetto alle normali valute tradizionali, non esiste una banca centrale che si occupa di “stampare” il denaro, controllarne il flusso, e così via
  • Anonimato: molte criptovalute riescono a garantire un alto livello di anonimato negli scambi che avvengono tra utenti, anche per acquisti e vendite
  • Numero limitato: la maggior parte delle criptovalute ha un numero “limitato” di moneta che può essere “prodotta”. Per il Bitcoin ad esempio è di 21 milioni.
  • Sicurezza: le transazioni che avvengono con le criptovalute sono sicure al cento per cento, proprio in virtù del particolare network che utilizzano.
  • Solo online: le criptovalute sono monete digitali, quindi non hanno una natura fisica. Non prevedono quindi banconote di carta o monete in metallo. Tutte le transazioni avvengono online, ma via via stanno diventando anche mezzo di pagamento nei negozi fisici, o uno strumento per cambiare e prelevare denaro contante (si pensi agli ATM). Non a caso, le criptovalute sono contenute in portafogli elettronici, definiti wallet. Che corrispondono ai nostri portafogli tradizionali.

Criptovalute storia

Qual è la storia delle criptovalute? Sebbene tutti ritengano che le criptovalute siano nate nel 2009, anno di lancio del Bitcoin per opera del misterioso Satoshi Nakamoto, in realtà la loro storia parte molto prima. Ovvero dagli anni ‘80. David Chaum ideò in quegli anni un algoritmo che rimarrà poi alla base dei metodi di crittografia moderni per internet. Esso consentiva lo scambio di informazioni tra due parti, in modo sicuro e senza che tali informazioni potessero essere alterate durante lo scambio.

David Chaum, dopo essersi trasferito nei Paesi Bassi, decise di fondare “DigiCash”, insieme ad un gruppo di appassionati di criptovalute. DigiCash si occupava di produrre proprio una criptovaluta, venduta poi a privati che potevano utilizzarla per effettuare scambi ed acquisti. Certo, tra DigiCash e le criptovalute di oggi esiste una differenza importante: la prima non era decentralizzata. Ovvero, DigiCash aveva il monopolio sulla criptovaluta: la produceva e la controllava, proprio come fa una banca centrale di tipo tradizionale.

Tuttavia, DigiCash non ebbe vita lunga. Le autorità finanziarie dei Paesi Bassi non videro di buon’occhio il tentativo di DigiCash di creare una valuta alternativa a quella nazionale, spendibile sul web. DigiCash fu costretta a vendere la propria criptovaluta solo a banche ed istituti finanziari, e non più a singoli privati. Non a caso, fallì ad inizio anni ‘90. in realtà però, DigiCash fu anche complice del proprio truce destino: infatti, la società rifiutò un accordo con il colosso informatico Microsoft, che avrebbe voluto implementare la criptovaluta sui propri sistemi al fine di consentire ai propri utenti Windows di svolgere acquisti online. E ciò conferma quanto Microsoft ci veda lungo e investa in ciò che ritiene un alto potenziale futuro.

Dopo il fiasco di DigiCash, si dovrà attendere la fine del decennio per vedere una novitù importante in ambito di pagamento digitali. Come PayPal, che diventerà negli anni successivi società leader nel settore dei pagamenti digitali e trasferimento di denaro tra utenti. Tanto utilizzata da essere posta sotto la lente di ingrandimento del Fisco italiano e presa in considerazione anche per la dichiarazione dei redditi.

Alla fine degli anni ‘90, però, nacque anche “e-gold”, società con sede in Florida (USA), che si occupava di rivendere la propria criptovaluta. La società si occupava di comprare oro dagli utenti e in cambio non gli dava denaro tradizionale ma appunto la propria criptovaluta: l’e-gold. Gli utenti potevano così usare l’e-gold per:

  • Fare scambi con altri utenti
  • Comprare dell’oro vero
  • Rivendere i propri e-gold in cambio di dollari

L’idea fu presa molto bene, tanto che ad inizio 2000 e-gold aveva un grande seguito negli USA. Al punto da vantare milioni gli utenti attivi e gestire transazioni che ammontavano a miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, anche per questo tentativo arrivò la fine. E-gold divenne ben presto un facile target per gli hacker. Molte erano infatti le truffe messe in atto tramite gli e-gold, soprattutto il phishing per rubare i dati di accesso agli account e-gold. Ossia il classico tentativo di adescare utenti via e-mail chiedendogli i dati del conto per una verifica. Oggi mitigato dalle caselle di posta col servizio Spam, ma qualcuna riesce ad arrivare ancora. E occorre pure aggiungere che all’epoca internet cominciava a diventare di massa, quindi in tanti erano alle primissime armi e si affacciavano su un mondo ignoto.

Inoltre, la piattaforma e-gold era facilmente penetrabile e i sistemi di sicurezza venivano spesso aggirati. Il che facilitava il compito dei truffatori. Tutto questo controbilanciò così l’idea innovativa alla sua base e non a caso, complice anche l’uscita di altri servizi online, nel 2005 l’attività di e-gold si erano ridotte drasticamente, e molti erano pure i dubbi riguardo alla legalità delle transazioni effettuate con questo sistema. Infatti, spesso gli e-gold venivano usati per mettere in atto truffe in stile Schema Ponzi, oppure per riciclare denaro. Un’accusa che peraltro oggi viene fatta pure alle moderne criptovalute. E così nel 2009 e-gold chiuse i battenti per sempre dopo una decina di anni di attività.

Paradossalmente però, proprio nel 2009 viene lanciata la criptovaluta del momento: il Bitcoin. Da un’idea di Satoshi Nakamoto, che aveva sviluppato una sua idea già resa nota l’anno precedente. Satoshi Nakamoto è in realtà uno pseudonimo, dietro cui si sono celati vari sospetti, ma per ora l’identità ufficiale resta un mistero. Ma ce ne occuperemo in un paragrafo a parte.

Satoshi Nakamoto voleva riuscire dove altri, come visto, avevano fallito: creare una moneta digitale parallela a quella tradizionale, che non sia manipolabile da poteri centrali.

Satoshi Nakamoto chi è

Chi è Satoshi Nakamoto? Chi è l’inventore del Bitcoin? Una bella domanda, alla quale non si può dare una risposta ufficiale. Sappiamo solamente che Satoshi Nakamoto sia in realtà uno pseudonimo dietro cui si cela l’ideatore, o gli ideatori, del Bitcoin. Infatti, c’è anche chi pensa che dietro questo nome si celi un team di sviluppatori, dato che questa criptovaluta è troppo complessa per essere stata ideata da una sola persona.

In realtà, nel 2015 sembrava finalmente che una risposta ufficiale ci sia. Due inchieste giornalistiche pubblicate da Wired e Gizmondo, avanzarono l’ipotesi che si trattasse dell’australiano Craig Steven Wright. Il quale, peraltro, non solo non negò; ma nel corso dell’anno successivo, ammise pubblicamente di essere lui Satoshi Nakamoto. Ci fu anche una perquisizione delle autorità australiane, senza però particolari risvolti. A suffragio della sua affermazione, firmò un messaggio utilizzando la chiave privata della prima transazione effettuata sulla rete della moneta virtuale. Ma per molti questo strumento fu insufficiente. Poi è stato lo stesso Craig Steven Wright a pubblicare un nuovo messaggio in cui si scusava, affermando di non essere Nakamoto.

Comunque, in quasi dieci anni sono stati tanti i nomi sospetti avanzati. Inizialmente si credeva fosse Michael Clear, laureato in crittografia al Trinity College, ma pure ha negato. Poi si avanzò il nome di Vili Lehdonvirta, ex sviluppatore di giochi finlandese (e pure sociologo ed economista). Ma pure lui ha smentito. Adam Penenberg, un professore della New York University, riteneva invece che dietro Satoshi Nakamoto si celassero tre persone: Neal King, Vladimir Oksman e Charles Bry. Penenberg è giunto a queste conclusioni basandosi su una ricerca effettuata su Google su alcune frasi particolari del protocollo bitcoin, le quali conducono ad una richiesta di brevetto per l’aggiornamento e la distribuzione delle chiavi di crittografia. Orbene, il brevetto è stato richiesto proprio dai 3 sospetti. Che però hanno tutti smentito.

Un altro sospetto ricadde su Martii Malmi, uno sviluppatore finlandese, poiché egli si è occupato del Bitcoin sin dagli inizi realizzando peraltro anche l’interfaccia utente del sistema. Ma anche lui ha seccamente smentito. Poi è toccato al creatore di MtGox, Jed McCaleb, un americano che risiede in Giappone poiché ama la cultura del Sol levante. Furono sospettati anche Donal O’Mahony e Michael Peirce, poiché redassero un elaborato sui pagamenti digitali nelle piattaforme e-commerce. Nel maggio 2013, Ted Nelson ipotizzò invece che il padre del Bitcoin fosse un matematico giapponese: Shinichi Mochizuki. Stessa sorte per un altro sospettato: Dustin D. Trammell, un ricercatore di sicurezza che lavora in Texas. Ma tutti costoro hanno smentito

Nel 2013, due matematici israeliani, Dorit Ron e Adi Shamir, hanno pubblicato un articolo in cui si sosteneva un legame tra Nakamoto e Ross William Ulbricht. Ma poi hanno abiurato queste affermazioni. Lo stesso anno, il blogger Skye Gray asserì che Satoshi Nakamoto fosse Nick Szabo, e tentò di dimostrarlo tramite un’analisi stilometrica. Szabo è un appassionato di criptovalute decentralizzate, arrivando anche a pubblicare un articolo su “bit gold”, considerato un precursore del bitcoin. Inoltre, è sospettato anche per il fatto che si è interessato all’uso di pseudonimi negli anni ’90. Uno più uno fa due direte, ma non in questo caso. Tuttavia, una ricerca approfondita dell’autore finanziario Dominic Frisby mette in luce molte prove che confermerebbero la bontà di questi sospetti. Lo stesso Frisby ha affermato in una intervista al The Keiser Report, che solo una persona può essere Nakamoto, per la cultura e la conoscenza che ha, proprio Nick Szabo.

Nick Szabo ha negato di esserlo inviando una mail Frisby nel 2014. Nathaniel Popper ha però alimentato le speranze tramite un articolo pubblicato sul New York Times, affermando che le prove più convincenti consistono nel fatto che si tratti di un solitario americano di origine ungherese, proprio con il nome di Nick Szabo. Tuttavia, il sospetto è rimasato tale.

E se Satoshi Nakamoto fossero più persone? E’ ciò che pensa Dan Kaminsky, un esperto di sicurezza che ha studiato per mesi il codice bitcoin. Nonché Laszlo Hanyecz, un ex sviluppatore di bitcoin core, il quale peraltro ha anche scambiato email con Nakamoto.

E se invece Satoshi Nakamoto non sia uno pseudonimo ma il nome anagrafico dell’ideatore del Bitcoin? Ne è convinto il Newsweek, che il 3 giugno 2014 ha pubblicato un articolo a firma di Leah McGrath Goodman. Secondo quest’ultimo, si tratterebbe di un uomo di 64 anni, di origini per metà americane e metà giapponesi. Ha come hobby quello di collezionare trenini elettrici e una carriera avvolta nella segretezza, avendo svolto lavori per le grandi società e l’esercito americano. Nell’articolo c’è anche una intervista al suo più stretto collaboratore, Andersen, al quale Nakamoto ha affidato il progetto nel 2011. Nakamoto sarebbe una persona così riservata da rendere private pure ai familiari le sue telefonate e le sue mail. Alcune cose coincidono, come le testimonianze di chi lo ha conosciuto.

L’articolo, seppur molto lungo e ricco di aneddoti, non è molto convincente. Anche perché tutto lascia intendere che la parola Satoshi Nakamoto sia uno pseudonimo. Sebbene sia un cognome abbastanza diffuso nel Nord America. Infatti, nella lingua nipponica “satoshi” significa “un pensiero chiaro, veloce e saggio”. “Naka” potrebbe significare “medium”, “dentro” o “relazione”. “Moto”, invece, sta per “origine” o “fondamento”. Pertanto, il suo nome potrebbe significare L’origine di un pensiero saggio o qualcosa di simile. E in effetti il Bitcoin ha generato un pensiero saggio, che ha fatto proseliti.

Criptovalute come funzionano

In tanti, ascoltando una notizia o leggendo una news, si stanno chiedendo: come funzionano le criptovalute? Cerchiamo di essere il più chiari possibile. Le criptovalute non sono altro che delle voci all’interno di un database che non possono essere cambiate se non sotto specifiche condizioni. Esse si basano su un vero e proprio network di computer, che nel sistema delle criptovalute sono chiamati nodi. Ogni computer connesso al network per effettuare transazioni ha un registro di tutte le transazioni effettuate finora sulla rete. Ecco perché si parla di un sistema decentralizzato.

Una transazione contiene il codice del portafoglio del mittente, il codice del portafoglio del ricevente e l’importo traslato. Più la chiave privata dell’account di Marco. Questa transazione poi viene trasmessa all’interno del network, facendola girare tra tutti i computer. Affinché tutto il network la conosca, ma dovrà anche essere confermata. Altrimenti non sarà andata a buon fine. E proprio la conferma delle transazioni che resta un tallone di achille del Bitcoin, dato che impiega almeno 10 minuti. E ciò ha generato dissapori tra chi voleva ovviare al problema, dando vita a Fork. Su tutti il più importante è il Bitcoin Cash. Per non creare confusione, però, diremo più avanti cosa sia un Fork.

Una volta confermata e concretizzatosi il passaggio di criptovalute tra due portafogli, la transazione non è più modificabile ed entra a far parte di questo registro delle transazioni: il cosiddetto “blockchain”. Compito di confermare le transazioni è dei “miner“, che mettono a disposizione della rete la potenza di calcolo dei propri computer. Di seguito vediamo cos’è la blockchain e cos’è un miner e il mining.

Blockchain cos’è e come funzionamento

La blockchain può essere considerata come un registro pubblico di tutte le transazioni avvenute con una determinata criptovaluta. Ogni transazione viene confermata e aggiunta a questo registro, che ovviamente aumenta di lunghezza nel corso del tempo e può essere sempre consultato. Copie identiche della blockchain sono salvate sui “nodi” del network, vale a dire i computer e server dei cosiddetti “miner”. Prima abbiamo parlato della lentezza nella conferma delle transazioni (chiamate anche blocchi) del Bitcoin. In realtà, è possibile anche pagare una commissione ai miner per far sì che la transazione venga confermata prima. I miner daranno priorità alle transazioni con le commissioni più alte.

Durante il periodo di attesa per la conferma della transazioni, le somma di criptovaluta coinvolta viene “bloccata” finché la transazione non è confermata (per motivi di sicurezza e onde evitare problemi di duplicazione della criptovaluta). Abbiamo poi detto che una transazione sia irreversibile una volta confermata.

Il Blockchain si basa su chiavi private, grazie alle quali il sistema è crittografato. Così, ogni utente della rete ha una propria chiave privata identificativa, che gli consente di fare scambi con altri utenti. Gli stessi utenti possono generare una chiave privata, con la quale possono ottenere e spendere criptovalute. Senza la chiave privata viene smarrita, le criptovalute collegate a tale chiave non possono essere né spese, né trasferite. E’ come se si perdesse il proprio Bancomat insomma. Il consiglio quindi è di non perdere tale chiave, né di renderla nota. Altrimenti qualcuno potrebbe spendere le monete digitali possedute al nostro posto.

Gli esperti ritengono che più che il Bitcoin, la vera rivoluzione che abbia portato sia proprio il sistema Blockchain. Il quale negli anni successivi è stato implementato ed arricchito di altre funzioni. Si pensi alla criptovaluta Ethereum, ideata nel 2014 dal giovane russo (appena 19enne) Vitalik Buterin, il quale ha ampliato l’idea del Bitcoin creando un sistema su cui è possibile generare smart contracts. Ovvero contratti digitali. Un’idea poi migliorata dalla criptovaluta NEO, la quale a partire dal giugno 2017 prevede che il sistema giri anche sugli ordinari sistemi operativi più diffusi. O si pensi a Ripple, un eco-sistema che consente di convertire e quindi scambiare valute tra loro molto diverse senza dover passare per forza dal dollaro e con commissioni contenute rispetto a quelle previste dalle Banche tradizionali. Il tutto economicamente a beneficio dell’utente finale in termini di risparmio dei costi e a riparo dalle oscillazioni del dollaro.

Wallet cos’è e come funziona

Cos’è un wallet? Come funziona un wallet? Dato che le monete sono digitali, anche il portafoglio che le contiene deve essere per forza digitale. Si parla quindi di wallet. Il wallet può essere salvato sul computer, sul cloud, un hard disk esterno. Non solo, esistono anche wallet online offerti da società che si occupano di tale servizio e fungono anche da exchange. Attenti però a quale exchange vi affidate. Alcuni sono truffaldini, altri addebitano commissioni in modo arbitrario, altri ancora sono facilmente espugnabili dagli Hacker.

Clamoroso fu il caso dell’exchange giapponese Mt. Gox, costretto a chiudere i battenti dopo che degli hacker lo hanno violato, rubando bitcoin per il valore di oltre 450 milioni di dollari.

Ecco alcuni esempi di wallet:

  • Wallet online: praticamente gli exchange, opzione comoda da praticare, ma non la più sicura per ragioni che vedremo di seguito
  • Wallet mobile: utilizzabili grazie ad app tramite tablet e smartphone
  • Desktop wallet: l’opzione più utilizzata, permette di avere un wallet sul proprio computer
  • Paper wallet: si tratta di un wallet stampato su carta grazie a 2 QR code. Un codice è per l’indirizzo pubblico del wallet (dove riceverai le criptovalute), l’altro codice è l’indirizzo privato (che puoi usare per spendere le criptovalute)
  • Hardware wallet: si può usare un hard disk esterno o una pennetta USB dove salvare il proprio wallet

Mining criptovalute cos’è e come funziona

Cos’è il mining di criptovalute? Come funziona il mining di criptovalute? Prima di vederlo, vediamo prima chi è un miner. Il termine miner è appunto traducibile con minatore. Quelli che un tempo (e in alcuni angoli del mondo ancora) lavoravano nelle miniere ore e ore al buio, in ambienti insalubri, con una sola torcia ad illuminarli. Per estrarre carbone, oro e altre materie prime. Spesso essendo anche bambini con meno di 10 anni, in quanto, per il loro fisico gracilino, passavano più facilmente nelle cave. I tempi cambiano ed ora i minatori di criptovalute non hanno più un piccone e una torcia in testa, ne sono impolverati e respirano aria inquinata, bensì lavorano su un Pc e come strumento hanno mouse e tastiera. Anche se forse il WiFi a cui sono esposti non è meno dannoso...

I miner mettono a disposizione la potenza di calcolo dei propri computer e server per verificare e confermare le transazioni che avvengono con le criptovalute. I miner quindi aggiungono nuovi “blocchi” alla blockchain, dove in ogni blocco sono contenute nuove transazioni che così sono confermate. E questo, ciò che cioè fanno, è il mining. I miner sono quindi fondamentali per il funzionamento di una criptovaluta.

Chiunque può diventare un miner e fare mining di criptovalute. Almeno in teoria. Ma nella pratica, serve l’attrezzatura necessaria che non sempre è alla portata di tutti. Ciò soprattutto per il Bitcoin, e ciò ha portato, come detto prima, alla nascita di monopoli. Attrezzature informatiche costose (per potenza di calcolo e quantità posseduta) e tante ore di corrente elettrica (praticamente questi strumenti devono restare sempre accesi.

Come si guadagna facendo mining? Ogni volta che un blocco viene aggiunto alla blockchain, i miner che hanno partecipato alla conferma di tale blocco (e delle relative transazioni al suo interno), ottengono una “ricompensa”.Il sistema genera una ricompensa sotto forma di criptovaluta che viene assegnata ai miner che si sono occupati della conferma del blocco. Inoltre, i miner possono guadagnare anche commissioni grazie alla conferma di un blocco di transazioni.

Tuttavia, a parte i costi economici sostenuti nel fare mining, occorre aggiungere anche le difficoltà progressive. Dato che le criptovalute hanno un numero finito di unità di valuta da poter “emettere” tramite questo sistema delle ricompense per la conferma dei blocchi, è normale e che più si va avanti col tempo, più le cose si “complicano” per i miner. Confermare i blocchi richiede una potenza di calcolo sempre maggiore, e, di contro, la “ricompensa” assegnata ai miner si riduce più ci si avvicina al numero finito da emettere. Il tetto massimo di Bitcoin è di 21 milioni e occorre considerare che è già esistente dal 2009. Non a caso, gli utenti preferiscono dedicarsi al mining di criptovalute più nuove.

Per diventare un miner di criptovalute occorre:

  • Un Hardware della potenza necessaria
  • Un Software necessario per il mining
  • Un wallet dove immagazzinare le criptovalute guadagnate tramite il mining

Come si usano le criptovalute?

Come si usa una criptovaluta? Pur se virtuali, anche esse sono da considerarsi alla stregua delle valute tradizionali, quindi vengono usate per acquistare e vendere prodotti, software, servizi online. Ma anche per effettuare pagamenti tra privati o trasferimenti di denaro. Tuttavia, abbiamo detto all’inizio che le criptovalute possono anche essere considerate come un asset, proprio alla stregua di materie prime, indici azionari, azioni, metalli preziosi, Forex, ecc. Per sfruttarle in tal senso occorre fare trading online sui Broker. E ce ne occuperemo in un paragrafo a parte.

Per possedere e utilizzare criptovalute servono i cosiddetti “exchange”, siti dove è possibile comprare e vendere differenti tipi di criptovalute. Ma anche scambiare le proprie criptovalute con denaro reale. Vi è anche l’alternativa dei forum, dove utenti appassionati di criptovalute partecipano e dove di solito è presente una sezione per acquistare e vendere criptovalute. Attenzione però a questa modalità, in quanto i responsabili del forum non fanno da garanti per queste transazioni, quindi potreste finire nelle grinfie di qualche truffatore. Meglio sempre valutarne le recensioni, ma potrebbero esserci altri problemi. Quindi meglio affidarsi agli Exchange e neanche a tutti. Poi li elencheremo di seguito.

A questo punto, è consigliabile immagazzinare le criptovalute appena comprate su un wallet. Se avete utilizzato un exchange per acquistare le criptovalute, avrete a vostra disposizione un wallet online (accessibile dal sito dell’exchange stesso). Occorre però dire che neanche gli exchange sono posti molto sicuri, in quanto alcuni sono furbetti e vi addebitano commissioni in maniera arbitraria. Oppure hanno scarsi livelli di sicurezza e finiscono sovente preda di cyberfurti. E gli Exchange difficilmente sono coperti da assicurazioni. E’ consigliabile quindi avere un wallet fuori dal sito dell’exchange dove avete acquistato le criptovalute.

Una volta iscritti ad un wallet, ricordarsi di farne delle copie di backup. In quanto se perderete il vostro wallet, perderete ovviamente pure le critpvoalute lì immagazzinate. Fatto ciò, una volta che avrete il vostro wallet, potrete iniziare a spendere le criptovalute acquistate.

Certo, la strada è ancora lunga affinché le criptovalute diventino accettate anche nell’economia tangibile. Già nell’e-commerce fanno ancora fatica, ma pare che Amazon si stia attrezzando. Quindi per ora sono soprattutto utilizzate per scambi tra privati. Occorre però dire che qualche esempio confortevole c’è: come l’Università di Nicosia, che accetta dal 2014 Bitcoin per il pagamento delle tasse universitarie. Ma del resto stiamo a Cipro, dove hanno sede tanti Broker e anche il CySEC. L’autorità di controllo sui mercati finanziari più importante d’Europa.

Criptovalute Exchange

Quali sono i migliori Exchange di criptovalute? Eccoli di seguito:

Livecoin.net

Livecoin è un exchange di criptovalute nato nel 2013 dalla società DELTA E-COMMERCE LTD di Londra, nel Regno Unito, mentre i loro server hanno sede a Metairie, Louisiana, negli Stati Uniti. Livecoin.net è uno degli exchange più popolari, dato che è uno tra i pochi al momento che permette la compravendita di token coin OTN di IQ Option.

Coinbase

Coinbase è considerato uno tra gli exchange migliori in circolazione. Fondato nel giugno 2012, si presenta come un portafoglio di valute digitali con una piattaforma in cui i trader e i consumatori possono negoziare le principali criptovalute come Bitcoin, Ethereum e Litecoin. Ma non solo. Ha sede a San Francisco, California. Coinbase vanta i seguenti numeri:

  • 12,6 milioni di utenti
  • 40 miliardi di dollari in transazioni effettuate
  • più di 20 miliardi di dollari di cryptomonete
  • più di 39,700,000 portafogli attivi
  • 47mila negozianti
  • 11mila sviluppatori di applicazioni

Coinbase è operativo in oltre 30 Stati tra cui il nostro e ovviamente in tantissime lingue. Tra i servizi aggiuntivi che offre: portafoglio o wallet anche per app per il mobile, una archiviazione offline, una copertura assicurativa dei propri depositi nei suoi server. Consente anche di negoziare il cambio tra crypto valute e le monete Fiat tradizionali. In primis il dollaro americano, quasi sempre presente nel Forex, ma anche il dollaro canadese, il dollaro australiano, il dollaro di Singapore, la Sterlina inglese e ovviamente l’Euro.

Coinbase ha una commissione all’1%. I depositi ed i prelievi di criptovalute sono tutti gratuiti e senza commissioni.

Bittrex

Bittrex è uno dei più grandi e vecchi exchange di criptovalute. Consente la negoziazione con 910 coppie di valute. Avendo sede a Las Vegas, risponde alla regolamentazione americana. Bittrex negli anni è diventato il punto di riferimento per tantissimi trader che richiedono un’esecuzione immediata, con portafogli stabili e anche migliori condizioni di trading se non anche pratiche di sicurezza del settore. La commissione prevista è dello 0,25% non legata al volume. Se non si vuole verificare il proprio account tramite email, è possibile prelevare fino a un massimo di 3 bitcoin al giorno. Altrimenti, 100 bitcoin al giorno. Bittrex è un exchange molto sicuro, ma al contempo prevede anche una ottima sicurezza.

Kraken

Kraken ha sede a San Francisco. Consente lo scambio con 16 criptovalute, tra cui Euro, Yen, USD, CAD. Rispetto al precedente, prevede anche il cambio con valute fiat. Kraken ad oggi rappresenta la più grande borsa Bitcoin in termini di volume e liquidità in euro. Kraken viene anche considerato come uno dei migliori exchange di Bitcoin. E’ stato il primo a passare di un audit proof-of-reserve criptograficamente verificabile, ed è un partner della prima banca di criptovaluta. E’ possibile scambiare ben 59 coppie valutarie. Riguardo alle commissioni, dipendono dalla tipologia di coppie di valute che si utilizzano o dal volume delle transazioni. Ma non vanno oltre lo 0,26%.

Changelly

Tra i vantaggi di questo Exchange troviamo:

  • Semplicità
  • Convenienza
  • Privacy

Mentre per quanto concerne gli svantaggi abbiamo:

  • Prevede commissioni più elevate rispetto ad altri exchange

Gemini

Con sede in America, offre i suoi servizi in ben 46 Paesi, tra cui anche UK, Singapore, Corea e Hong Kong. Tra i vantaggi troviamo il fatto che applica Commissioni per prelievo e deposito fisse dello 0,25% per ciascuna transazione. Tra gli svantaggi, il fatto che prevede limitate valute FIAT come dollaro USA e Bitcoin e Ethereum.

Cryptopia

Crytopia ha sede in Nuova Zelanda. Prevede la possibilità di depositare, scambiare e ritirare tante criptovalute come Bitcoin, Litecoin. Tuttavia, ha il grosso limite di non consentire lo scambio tra euro o dollaro, ma solo con la moneta Neozelandese NZD. Quindi, bisogna prima convertire i dollari neozelandesi in cripto, deportare in NZD per poi scambiarli con le valute preferite.

Poloniex

Poloniex ha sede nel Delaware, negli USA. Vanta 365 coppie di valute, tuttavia manca il cambio con le valute fiat. E’ l’exchange più grande degli Usa, ed il primo al mondo nello scambio di Bitcoin. Le commissioni possono infatti dipendere dal volume delle transazioni in Bitcoin, che non dovrebbero superare lo 0,25% per coloro che eseguono un acquisto.

Se non si vuole verificare il proprio account, il tetto massimo di prelievi possibile sarà solo di 2mila dollari. Per gli account verificati, ovvero quelli che inviano i propri documenti, il limite sale fino a 25mila dollari giornalieri.

Come fare trading criptovalute

Abbiamo detto che le criptovalute possono essere anche un asset molto conveniente. Purché soggette ad alta volatilità. Il trading di criptovalute può essere svolto tramite piattaforme online, definite Broker. Ma, come detto, occhio a quali utilizzate.

Oltre ad avere regolare licenza da parte della CONSOB, un Broker che si rispetti deve avere un Conto demo che consenta all’utente alle prime armi di fare pratica senza rischiare i propri soldi reali. Avere uno spread conveniente e zero commissioni. Una assistenza clienti in italiano e facilmente raggiungibile. Preveda una Leva finanziaria che consenta di moltiplicare i guadagni. Metta a disposizione del trader dei grafici che consentano di vedere chiaramente l’andamento storico degli asset. Che dia strumenti ai trader per formarsi continuamente ed aggiornarsi. Che informino gli utenti iscritti tramite News sui principali fatti che riguardano i mercati finanziari.

I Broker che rispondono a queste caratteristiche, a nostro avviso, sono:

Broker Caratteristiche Vantaggi Recensione Apri un conto
Plus500 Sicurezza al massimo Deposito minimo, servizio CFD Recensione Iscriviti
24Option Forex e CFD Webinar gratuiti Recensione Iscriviti
eToro Broker ideale per principianti Social e copy trading Recensione Iscriviti
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Criptovalute più importanti

Quali sono le criptovalute più importanti? Vediamole di seguito:

Bitcoin

Il Bitcoin è stata la prima criptovaluta, almeno come oggi le conosciamo, introdotta nel 2009 dal misterioso Satoshi Nakamoto. Inizialmente sembravano roba solo per Nerd, poi a partire dal 2012 sono diventati sempre più popolari. Per poi schizzare letteralmente di prezzo a partire da gennaio 2017. Raggiungendo prima quota mille dollari e poi, mese dopo mese, hanno cavalcato tutto l’anno fino a sfiorare i 20mila dollari. I vari Fork non ne hanno scalfito il valore, anzi, paradossalmente, esso è andato aumentando. Così come la messa a bando nel settembre 2017 di superpotenze come Cina e Russia. Che però sembrano voler fare un passo indietro nel 2018. Complice però anche alcuni riconoscimenti importanti, come quello del CME, la Borsa di Chicago, che ha lanciato da dicembre 2018 i Futures sui Bitcoin.

E’ prevista l’emissione di 21 milioni di bitcoin massimi. Nel 2013 è stata generata metà delle possibili monete e per il 2017 saranno generati i tre quarti. Ma come detto, il mining progressivamente andrà rallentando e rendendosi complicato. Fino a raggiungere il suo completamento entro il 2040.

Ethereum

Ethereum viene considerata la criptovaluta concorrente del Bitcoin. Creata da un giovane russo nel 2014, Vitalik Buterin, oltre ad essere una moneta digitale, è anche un sistema che emette smart contract. Un futuristico sistema di contratti digitali che potranno rendere facili i rapporti commerciali senza bari né intrusioni di istituzioni.

Ethereum Classic

Ethereum classic è un Fork di Ethereum. Viene definito come un’evoluzione dello stesso ma ha una architettura e un algoritmo abbastanza differenti.

Litecoin

Nata nel 2011 è una ulteriore alternativa ai bitcoin e basata su un sistema di scambio delle criptovalute con un protocollo di tipo open source che invia in modo istantaneo i pagamenti online. Il che lo rende lungamente preferibile al Bitcoin. Nel 2013 ha avuto il suo anno d’oro, in termini di popolarità. Poi si è assestato, a ridosso del podio delle criptovalute più capitalizzate.

Ripple

Ha una storia ancora più remota rispetto al Bitcoin, essendo nata nel 2004 da uno sviluppatore del web sempre sulla logica di condivisione e scambio della moneta virtuale tra membri di una stessa comunità. Ma è stata concretamente lanciata solo anni dopo, nel 2012. Ripple, come già accennato, ha la peculiarità di essere, oltre che una moneta digitale, anche un sistema dove concertire valute diverse senza dover passare per il dollaro. E a condizioni economiche più vantaggiose.

Monero

Nato nel 2014, si basa su un protocollo diverso dai bitcoin (cryptonote) e una protezione più specifica rispetto all’identità degli utenti che scambiano la suddetta moneta virtuale. Monero infatti, riprendere i presupposti di Bitcoin, ma li mette concretamente in pratica. Anzi, dal giugno 2017 prevede il criptaggio non solo di mittente e ricevente, ma anche dell’importo emesso.

Dash

Dash è nata nel 2014, con il nome di Xcoin. Dopo un mese, già cambiò il nome in Darkcoin, per poi diventare DASH l’anno successivo. DASH è l’acronimo che unisce i due termini “Digital e Cash”. DASH si basa, proprio come Bitcoin, su linguaggi open source e rete peer-to-peer. Prevede poco più di 7 milioni di unità totali di emissione, dunque molto inferiori rispetto Bitcoin o Ethereum, che come noto rispettivamente sono previste di 21 e 92 milioni di unità. Le transazioni avvengono in maniera istantanea, mediante il peer-to-merchant e al protocollo instantX. L’ideatore di questa moneta virtuale, Evan Duffield, ha inoltre introdotto i masternodes per gestire e distribuire i pagamenti tramite darksend. Chiunque può ospitare un masternode, con l’unico requisito richiesto che è il possedimento di mille Dash.

NEM

Lanciato nel marzo del 2015, questa criptovaluta è Scritta con linguaggio di programmazione Java e C++, e adotta un sistema di criptaggio contro attacchi hacker all’avanguardia e denominato ” Proof of Importance “. La Blockchain NEM prevede un meccanismo tale che disincentiva l’accumulo di moneta digitale, mentre premia il suo utilizzo e la sua diffusione. Funge pure da piattaforma peer-to-peer che fornisce numerosi servizi quali per esempio:

  • servizi di pagamento
  • messaging
  • asset
  • gestione di domini e brand

Il software presente all’interno della blockchain viene utilizzato all’interno di Mijin, una blockchain commerciale.

IOTA

Criptovaluta del tutto nuova ottimizzata per l’internet delle cose (IoT, acronimo di “Internet of Things, IOT-A”). Rispetto a Blockchain, IOTA cerca invece di puntare sulla leggerezza e sulla semplicità. La rete di IOTA, infatti, è stata progettata in maniera del tutto diversa rispetto alle altre criptovalute. Con a l’obiettivo di risultare scalabile su un web sempre più costituito da nuovi dispositivi. Il sistema su cui poggia è infatti Tangle, che semplifica molto il sistema dei blocchi. Il dispositivo del mittente ha così solo il compito di verificare due transazioni precedenti nel tangle. Deve inoltre effettuare un “proof of work” molto semplice. La differenza tra blockchain e Tangle è che tramite esso le transazioni vengono processate in parallelo. Il fatto che IOTA non sia minabile, fa sì che il sistema sia scalabile in maniera direttamente proporzionale alla crescita della rete.

Bitcoin Cash

Criptovaluta nata da un Hard Ford di Bitcoin nell’agosto 2017. Il team di sviluppatori uscito dal progetto Bitcoin, contestava il fatto che gli ultimi aggiornamenti non risolvevano il problema della lentezza dei blocchi. Di fatto viaggiante solo su 1 Mb. Quindi in media in 10 minuti di tempo. Bitcoin Cash implementa il blockchain di Bitcoin, portando le transazioni sugli 8 Mb. Il Fork si è consumato a fine luglio, mentre Bitcoin Cash è stato lanciato il primo agosto. Sebbene qualcuno ritenesse che si bruciasse presto, in realtà si è ben presto attestato tra le prime cinque criptovalute. Molto importante è stata la scelta di dare a chi possedeva Bitcoin anche un corrispettivo uguale di Bitcoin Cash. Tuttavia, neppure quest’ultima ha corroso il valore di BTC. Che come detto invece anzi è volato.

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