Bitcoin: cos'è e come fare trading

Cos’è Bitcoin? Come funziona Bitcoin? Come fare trading su Bitcoin? Bitcoin è una bolla speculativa? Sono queste ed altre le domande che sempre più trader o potenziali tali si stanno ponendo, alla luce della cavalcata inarrestabile che la sua quotazione sta facendo registrare da inizio anno. Ogni volta che Bitcoin sfonda una nuova soglia millesimale di dollari, ci si sorprende e si chiede dove possa arrivare. Ma soprattutto, si chiede se Bitcoin sia una bolla speculativa, che ben presto esploderà lasciando i suoi acquirenti con un pugno di mosche digitali in mano.

Di seguito risponderemo alle domande sul Bitcoin di cui sopra.

Bitcoin cos’è

Bitcoin : cos'è

Cos’è Bitcoin? Intanto bisogna dire che occorre distinguere tra Bitcoin scritto in maiuscolo e bitcoin scritto in minuscolo. Nel primo caso, si intende il sistema in generale su cui poggia. Nel secondo caso, invece, ai token, ossia alle monete digitali. Il Bitcoin è una criptovaluta, la prima lanciata in assoluto nel 2009, dal misterioso Satoshi Nakamoto. Pseudonimo dietro cui si cela il suo ideatore o i suoi ideatori. Dato che per alcuni il sistema Bitcoin sia troppo complesso per essere stato realizzato da una sola persona. E’ nel novembre del 2008 che Satoshi Nakamoto pubblica il protocollo Bitcoin su The Cryptography Mailing list sul sito metzdowd.com. L’anno seguente ha distribuito la prima versione del software client, per poi continuare a lavorare sul progetto in via anonima insieme ad altri sviluppatori. Infine, si è ritirato dalla comunità di Bitcoin nel 2010. Nakamoto nel 2011, e questo è il suo ultimo messaggio, disse di aver lasciato il Bitcoin nelle “buone mani” del suo più stretto collaboratore Gavin Andresen.

Per criptovaluta si intende appunto una moneta crittografata, che può essere letta solo dal sistema stesso. Nakamoto ha così pubblicato una sua stessa idea elaborata nell’anno precedente, con lo scopo di creare un sistema economico che sia decentralizzato e svincolato dai poteri centrali quali governi e banche.

Quanto alla prima caratteristica, infatti, il Bitcoin può essere “minato” dai cosiddetti miners, ovvero utenti che tramite calcolatori sofisticati risolvono problemi matematici. Generando così nuovi bitcoin. Possono essere minati massimo 21 milioni di bitcoin, tetto che sarà raggiunto entro 130 anni circa. Ecco quindi che il sistema monetario Bitcoin è democratico e decentralizzato, in quanto la sua emissione non è decisa da una Banca centrale, bensì da tanti utenti dislocati in più angoli del Mondo. Sebbene questa caratteristica sia venuta meno col tempo, in quanto minare bitcoin è sempre più difficile e per farlo serve una corrente elettrica continua e sistemi informatici complessi. Di fatto, sono nati dei mining pool, ovvero monopoli anche per questa criptovaluta. Altro fattore criticato è la lentezza con cui avvengono i blocchi, che richiedono più fasi di verifica. Due fattori questi che hanno portato all’uscita di alcuni sviluppatori, i quali, a fine luglio 2017 hanno dato vita ad una criptovaluta ex novo: il Bitcoin Cash. Diventata presto una delle più translate tra le criptovalute.

La seconda caratteristica è invece rimasta immutata. Governi e banche centrali non possono controllare i bitcoin e decidere nuove emissioni o valore. Tutt’al più possono vietarla o limitarla, come ad esempio fatto da Cina e Russia. Paesi che però sembrano vogliano ritornare sui propri passi nel 2018. Figuriamoci quindi su quale valore possa arrivare Bitcoin se anche queste due superpotenze decideranno di legittimarla. Cosa che invece ha fatto la Borsa di Chicago, la più grande piazza del Mondo dove avvengono le transazioni di titoli come CFD, ETF, ecc. La quale ha deciso di prevedere l’emissione di Futures sui Bitcoin. Lo scetticismo degli Stati centrali nei confronti del Bitcoin è alimentato dal fatto che essa sia appunto una criptovaluta codificata. La quale può dare adito al riciclaggio di denaro sporco, finanziamento ad attività illecite (gruppi terroristici o famiglie malavitose), compravendita di armi, ecc.

Bitcoin come funziona

Come funziona il Bitcoin? Come detto, questa moneta digitale si basa su un database distribuito tra più elaboratori in rete, sul quale sono riportate tutte le transazioni, costantemente aggiornate e verificate. La rete è crittografata tramite tecnologia peer-to-peer. Che abbiamo imparato a conoscere tramite la popolare app di messaggistica WhatsApp, sulla quale le conversazioni sono crittografate proprio tramite questa tecnologia. O appare familiare per chi usa Torrent per scaricare musica, film, ecc. Importante nel sistema Bitcoin risultano le chiavi crittografiche. Le chiavi pubbliche sono associate agli indirizzi dei trasferimenti, mentre la chiave privata serve ad autorizzare solo il proprietario di una determinata quota a spendere quella quota stessa. Questo sistema si chiama Blockchain, il cui nucleo centrale è l’enorme distribuzione del database, il quale consente non solo una trasparenza impeccabile, ma anche, attraverso il sistema delle verifiche succitato, il corretto funzionamento della moneta. Le informazioni che contengono tutte le transazioni sono divise per blocchi, che devono essere risolti dalla comunità attraverso il succitato mining. Per farla semplice, ogni blocco vede associata ad esso una chiave di validazione crittografica; la quale, una volta risolta, viene registrata. Il compenso dei minatori deriva proprio dalla ricompensa per aver risolto una complessa operazione. Ed essa consiste in una quota di Bitcoin. Ma il mining, come dicevamo, è sempre più complesso e meno conveniente da svolgere. Infatti, più si avvicina alla fatidica quota 21 milioni, più diventa complicato risolvere i problemi matematici. Infatti per guadagnare tramite Bitcoin è consigliabile il trading tramite piattaforme per il trading online. Di cui parleremo. Comunque, il compenso dei “minatori” consiste in parte tramite Bitcoin generati ed in parte tramite il pagamento di commissioni di transazioni. Il picco dei 21 milioni dovrebbe essere raggiunto entro circa 130 anni.

Bitcoin, chi è Satoshi Nakamoto

Chi è Satoshi Nakamoto? Chi è l’inventore del Bitcoin? Ad oggi questa domanda è rimasta insoluta. Si sa solo che Satoshi Nakamoto sia uno pseudonimo dietro cui si cela l’ideatore, o gli ideatori, della prima criptovaluta. Il momento in cui si è arrivati più vicini alla verità è stato verso la fine del 2015, quando in seguito ad alcune inchieste giornalistiche pubblicate da Wired e Gizmondo, si fece per la prima volta il nome dell’australiano Craig Steven Wright, il quale, nel corso dell’anno successivo, ammise pubblicamente di essere lui Satoshi Nakamoto. Ci fu anche una perquisizione delle autorità australiane, senza però particolari risvolti. A suffragio della sua affermazione, firmò un messaggio utilizzando la chiave privata della prima transazione effettuata sulla rete della moneta virtuale. Ma per molti questo strumento fu insufficiente. Inoltre, lo stesso Craig Steven Wright poco dopo rilasciò un nuovo messaggio in cui si scusava, dicendo di non essere Nakamoto.

Ma Wright a parte, in questi quasi 10 anni sono state tante le ipotesi su chi sia realmente Nakamoto. Inizialmente si credeva fosse Michael Clear, laureato in crittografia al Trinity College, ma egli ha negato di esserlo. Poi si fece il nome di Vili Lehdonvirta, ex sviluppatore di giochi finlandese (ma anche sociologo ed economista). Ma pure lui ha smentito. Interessante è poi lo spunto di Adam Penenberg, un professore della New York University, secondo il quale dietro Satoshi Nakamoto ci sarebbero 3 persone: Neal King, Vladimir Oksman e Charles Bry. Penenberg perviene a queste conclusioni basandosi su una ricerca effettuata su Google di alcune frasi particolari del protocollo bitcoin, le quali conducono ad una richiesta di brevetto per l’aggiornamento e la distribuzione delle chiavi di crittografia. Orbene, il brevetto è stato richiesto proprio da quei tre. Tuttavia, sia King che Oksman, che Bry hanno smentito.

I soliti sospetti su chi sia Satoshi Nakamoto sono arrivati pure su Martii Malmi, uno sviluppatore finlandese, poiché egli si è occupato del Bitcoin sin dagli inizi realizzando peraltro anche l’interfaccia utente del sistema. Poi sul creatore di MtGox, Jed McCaleb, un americano che ama la cultura giapponese al punto da risiedervi. Altro sospetto suscitarono Donal O’Mahony e Michael Peirce, poiché redassero un elaborato sui pagamenti digitali nelle piattaforme e-commerce. Nel maggio 2013, Ted Nelson ipotizzò invece che il padre del Bitcoin fosse un matematico giapponese: Shinichi Mochizuki. Quest’ultimo però, come ha riportato in seguito il quotidiano The Age, ha negato di esserlo. Stessa sorte per un altro sospettato: Dustin D. Trammell, un ricercatore di sicurezza che lavora in Texas.

Nel 2013, due matematici israeliani, Dorit Ron e Adi Shamir, hanno pubblicato un articolo in cui si sosteneva un legame tra Nakamoto e Ross William Ulbricht. Tuttavia, hanno poi ritirato queste affermazioni. E allora chi è Satoshi Nakamoto? Nel dicembre 2013 il blogger Skye Gray asserì che Satoshi Nakamoto fosse Nick Szabo, e tentò di dimostrarlo tramite un’analisi stilometrica. Szabo è un appassionato di criptovalute decentralizzate, arrivando anche a pubblicare un articolo su “bit gold”, considerato un precursore del bitcoin. Inoltre, è sospettato anche per il fatto che si è interessato all’uso di pseudonimi negli anni ’90. Passione per i Bitcoin e per gli pseudonimi che spingerebbe a pensare che sia lui Satoshi Nakamoto. Ma è rimasto solo un sospetto. Tuttavia, una ricerca approfondita dell’autore finanziario Dominic Frisby mette in luce molte prove che lo confermerebbero. Lo stesso Frisby ha affermato in una intervista al The Keiser Report, che solo una persona può essere Nakamoto, per la cultura e la conoscenza che ha, ovvero Nick Szabo. Ma quest’ultimo pure ha negato di esserlo tramite una email inviata a Frisby nel 2014. Nathaniel Popper ha inoltre scritto sul New York Times che le prove più convincenti consistono nel fatto che si tratti di un solitario americano di origine ungherese, proprio con il nome di Nick Szabo. Ma la cosa si è fermata lì.

Satoshi Nakamoto. Uno, nessuno, centomila. Infatti, come detto più volte, c’è anche chi ritiene che dietro lo pseudonimo di Nakamoto si celino più persone. Come Dan Kaminsky, un esperto di sicurezza che ha studiato per mesi il codice bitcoin. Mentre Laszlo Hanyecz, un ex sviluppatore di bitcoin core, il quale peraltro ha anche scambiato email con Nakamoto, si dice convinto che il codice sia troppo ben progettato per essere stato scritto da una sola persona.

Molto interessante è anche un articolo del Newsweek, nel quale viene riportata la biografia di un certo Satoshi Nakamoto, che avrebbe tale nome proprio all’anagrafe, indiziato di essere il padre del Bitcoin. A scriverlo Leah McGrath Goodman, il 3 giugno 2014. Si tratterebbe di un uomo di 64 anni, di origini per metà americane e metà giapponesi. È una persona che ha come hobby quello di collezionare modellini di treni e una carriera avvolta nella segretezza, avendo svolto lavori per le grandi società e l’esercito americano. Nell’articolo c’è anche una intervista al suo più stretto collaboratore, Andersen, il quale però ha avuto con Nakamoto un rapporto solo epistolare. Una persona talmente riservata da rendere private pure ai familiari le sue telefonate e le sue mail. Alcune cose coincidono, come le testimonianze di chi lo ha conosciuto. Ma non mancano ancora dei dubbi.

Come sul fatto che Satoshi Nakamoto sia davvero il suo nome (ci sono tante persone nel Nord America che però si chiamano così). In realtà, traducendo questo pseudonimo dal giapponese, sappiamo che nella lingua nipponica “satoshi” significa “un pensiero chiaro, veloce e saggio”. “Naka” potrebbe significare “medium”, “dentro” o “relazione”. “Moto”, invece, sta per “origine” o “fondamento”. Pertanto, il suo nome potrebbe significare L’origine di un pensiero saggio o qualcosa di simile.

Come usare monete bitcoin

Il bitcoin è in tutto e per tutto una moneta. Solo che invece di essere di carta o metallo, è in formato virtuale. Espressa in codice. Se si vogliono detenere monete bitcoin, occorre avere un apposito wallet, che altro non è che un portafoglio virtuale mediante il quale potersi interfacciare con la Blockchain. Attraverso il wallet è possibile, non solo detenere, ma anche inviare o ricevere denaro. Come se si gestisse un ordinario conto corrente bancario. La ricezione di un pagamento avviene mediante gli appositi indirizzi forniti dal portafoglio stesso. Di contro, per inviare denaro è opportuno conoscere l’indirizzo del destinatario. Quando poi si effettua un pagamento diventa obbligatorio pagare delle piccole commissioni, le quali vanno a formare parte del compenso dei minatori. Attraverso un pagamento delle commissioni più o meno alto, si determina la velocità con cui i minatori andranno a verificare la transazione.

Come acquistare e vendere bitcoin

Il modo più semplice per acquistare e/o vendere bitcoin è farlo tramite un exchange. Cos’è un Exchange? Per Exchange si intende un servizio di intermediazione che dietro il pagamento di una piccola commissione, consente di acquistare e/o vendere valute digitali. Quindi non solo Bitcoin, ma anche Ethereum, Ripple, Litecoin, ecc. tra le quali il Bitcoin, Ethereum e numerose altre meno diffuse. Negli exchange Bitcoin è rappresentato con la sigla BTC, così come viene denominato in Borsa, ed è possibile vedere in tempo reale la sua quotazione in Dollari ed Euro. Vale la pena ricordare che gli Exchange non sono regolamentati come le piattaforme di trading online (chiamate anche Broker), quindi bisogna affidarsi a quelle più affidabili. Onde evitare di ritrovarsi in una truffa.

I più famosi e importanti exchange online sono Bitstamp, Kraken e Coinbase. Registrarsi a questi servizi è molto semplice e vengono richiesti i soliti dati personali, più l’invio di alcuni documenti per una questione di sicurezza. Non ritenete questa prassi una scocciatura o una perdita di tempo. Bensì una prova che l’Exchange in questione sia trasparente. Una volta effettuata la procedura di iscrizione, si avranno a disposizione diversi metodi di pagamento e prelievo: bonifico bancario, paypal, postepay o carta di credito. Ognuno prevede tempi e costi diversi, in genere riportati dagli Exchange. A questo punto è consigliabile depositare le valute nel wallet prescelto.

Esiste poi un sito, Bitboat, che consente l’acquisto di Bitcoin in contanti. Consente cioè di pagare le ricevute dell’acquisto direttamente tramite un versamento in contanti in una ricevitoria o in un ufficio postale. Una volta ricevuto il pagamento, i gestori provvedono all’invio del valore e della moneta prescelta. Bitboat permette di comprare diverse monete virtuali e i valori minimi richiesti non sono particolarmente elevati. Ma occorre anche dire che non prevede molte funzioni presenti sugli exchange. Tuttavia, un grande vantaggio di Bitboat è quello di consentire l’acquisto di Bitcoin in modo anonimo e senza regitrazione.

Seconda alternativa agli Exchange sono gli sportelli ATM i quali consentono di acquistare Bitcoin mediante depositi in euro o, al contrario, di venderne, attraverso dei prelievi. Occorre però sottolineare che ne sono davvero pochissimi. Ma probabilmente, vista la crescente popolarità ed interesse che sta suscitando Bitcoin, soprattutto dal 2017, sicuramente ne vedremo di più. E forse anche al Sud, dove mancano del tutto.

Valore Bitcoin: quotazione in tempo reale

In questo grafico vediamo l'andamento in tempo reale del prezzo del bitcoin. Per fare trading sulla quotazione puoi cliccare su Acquista o Vendi ed iniziare a negoziare:

Tornando agli Exchange per la compravendita di Bitcoin, ecco quelli che sono più apprezzati dagli utenti.

Come fare trading Bitcoin

Il Bitcoin si presta molto bene per il trading online. Di fatti, questa criptovaluta sta dando grandi soddisfazioni in questo 2017, in un crescendo che sembra inarrestabile. Tuttavia, per fare trading online occorre affidarsi ad apposite piattaforme chiamate Broker. Le quali devono rispondere ad una serie di requisiti per poter essere ritenute affidabili. Ecco quali:

a) Regolare licenza: un broker deve avere regolare licenza per operare, rilasciata da appositi organi di controllo sul mercato finanziario. In Italia abbiamo la CONSOB, mentre a livello europeo viene considerato il CySEC, con sede a Cipro. Importante è anche il FAD con sede in Gran Bretagna, in quanto certifica il diritto di esistere nella importante Borsa Exchange di Londra.

b) zero Commissioni e Spread basso: un buon Broker che si rispetti non prevede commissioni sulle transazioni accollate all’utente, ma prevede invece Spread vantaggiosi.

c) Assistenza clienti: l’assistenza clienti deve essere in italiano, disponibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Raggiungibile altresì facilmente tramite chat integrata nella piattaforma, via mail e tramite numero di telefono. La cordialità degli operatori non deve poi essere un optional.

d) Formazione: il Broker deve fornire formazione permanente ai propri utenti, esperti o neofiti di trading. Essendo il mondo del Bitcoin e delle criptovalute in continua evoluzione. L’utente deve poter scaricare ebook, partecipare a webinar (seminari online), partecipare a incontri annuali che in genere si tengono nelle principali città italiane, seguire corsi e-learning fruibile quando si vuole sulla piattaforma.

e) News sul mondo della borsa: l’utente iscritto deve essere aggiornato costantemente sui fatti salienti che riguardano la borsa e su quelle notizie che, anche indirettamente, possono influenzarla (si pensi a colpi di stato, virus che hanno distrutto un raccolto, epidemie, risultati elettorali, catastrofi ambientali, problemi informatici, ecc.)

f) Accesso a Grafici chiari e comprensibili: il broker deve mettere a disposizione del trader grafici che ben raffigurano in modo chiaro l’andamento della borsa. Esistono comunque anche siti dedicati proprio ad essi.

g) Conto demo: il trader meno esperto deve avere a disposizione un Conto demo dove fare pratica. Così da perdere soldi virtuali e non veri in caso di errori. Il trading tramite Conto demo va preso però seriamente, altrimenti si imparerà poco. Per giocare al trading, invece, esistono infatti siti appositi. L’emotività fa parte del trading ed è meglio fare finta che quei soldi siano reali.

h) App per trading mobile: il Broker deve consentire ai trader di fare trading online su Bitcoin (ed altro) anche comodamente su dispositivi mobili. Quindi smartphone e tablet. Tramite app chiare e ben fatte.

i) Leva finanziaria: importante è anche lo strumento della Leva finanziaria, che consente di moltiplicare i propri guadagni. Attenzione però. Come moltiplica i vostri guadagni, automaticamente può moltiplicare anche le vostre perdite. Quindi va usato con parsimonia e compreso bene.

Migliori Broker per trading Bitcoin

Quali sono i migliori Broker per fare trading online su Bitcoin? Le piattaforme per il trading online con questi requisiti sono:

Broker Caratteristiche Vantaggi Recensione Apri un conto
Plus500 Sicurezza al massimo Deposito minimo, servizio CFD Recensione Iscriviti
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Bitcoin è una bolla?

Bitcoin è una bolla speculativa? Alla luce del valore alle stelle ormai intrapreso da Bitcoin, in tanti si pongono questa domanda. Alla quale è difficile rispondere. In effetti, i pareri su Bitcoin e in generale sulle criptovalute sono ancora molto discordanti. Del resto, essendo un bene immateriale, aleggia attorno ad esso ancora tanto scetticismo. Anche per il fatto che, come detto all’inizio, manchi alla sua base una Banca centrale. Come ad esempio il Guru del trading: Warren Buffet. Il quale vede il Bitcoin come qualcosa che non ha consistenza e ancora indefinito. Quindi si dice certo che il suo successo non durerà. E chi ritiene che il suo prezzo continuerà a salire, arrivando fino a 500mila dollari entro la fine del primo semestre 2018. Del resto, gli esperti si erano tenuti larghi dicendo che sarebbe arrivato a 10mila dollari entro la fine del 2017. Ed invece…

Gli scettici del Bitcoin tirano in ballo due clamorosi casi storici. Uno remoto e uno recente. Il primo, risalente al 1637, quando in Olanda si verificò la bolla speculativa sui tulipani. La prima bolla del capitalismo in assoluto. In pratica, in quell’anno il governo monarchico olandese – all’epoca l’Olanda era una delle principali superpotenze mondiali - consentì di acquistare i bulbi dei tulipani e ciò viene considerata la prima forma di mercato dei futures della storia. Si scatenò un’isteria, che spinse i prezzi dei bulbi fino a 10 volte il valore di un immobile. L’euforia era spinta dal fatto che si riteneva che i prezzi avessero continuato a salire. Tuttavia, ad un certo punto la bolla esplose e chi aveva acquistato quei bulbi a prezzi assurdi non riuscì più a rivenderli a quei livelli. Dovette intervenire lo Stato per mitigare le perdite di chi aveva speso prezzi esagerati.

Il secondo caso come detto è più decente e risale alla fine del secondo millennio: il caso dot-com. Tra il 1997 e il 2000 l’indice NASDAQ raggiunse il suo punto massimo a 5132.52 punti nel trading intraday prima di chiudere a 5048.62 punti. In quegli anni si assistette infatti ad un rapido aumento del valore delle aziende attive su Internet e nei relativi settori. Sorsero un numero elevato di nuove aziende con scopo sociale dichiarato di occuparsi di informatica, generalmente chiamata Dot-com. Erano tutte scarsamente capitalizzate, di piccole dimensioni (in molti casi con un solo azionista fondatore) e molto esposte in un settore fortemente sovrastimato.

La bolla speculativa si verificò per vari motivi: il rapido incremento dei prezzi delle azioni, la convinzione che le società dot-com avessero prodotto profitti in futuro, una forte speculazione dei singoli broker sulle azioni, la presenza sul mercato di numerosi Venture capital, i consigli ad investire da parte di autorevoli riviste come Forbes e il Wall Stree Journal. Un’euforia ingiustificata (almeno se si vuole seguire i canoni della Borsa) che portò ad un collasso tra il 2000 ed il 2001. In realtà le conseguenze furono diverse: alcune società, come Pets.com, fallirono del tutto; mentre altre persero una larga parte della loro capitalizzazione di mercato rimanendo però solide e redditizie. Si pensi a Cisco Systems, che perse l’86% del valore delle azioni. Altre, come Amazon.com, nate in quel periodo ma che, sebbene le azioni passarono da 107 a 7 dollari, dopo un decennio hanno superato i 950 dollari per azione.

Molti si sono arricchiti durante la bolla dot-com, uscendo dalla propria posizione nel momento giusto e prima che la bolla scoppiasse. Ma altri si sono trovati con un pugno di mosche in mano.

Quindi, non è facile capire come andrà a finire col Bitcoin. Ma la storia serve per insegnarci qualcosa.

Bitcoin è una truffa?

In tanti si stanno chiedendo: Bitcoin è una truffa? La risposta è no, ma dipende anche come ci si rapporta ad esso. Se si fa trading con un Broker accreditato e sicuro, certamente no. Se invece ci si affida a piattaforme che millantano facili guadagni, si rischia solo di perdere pure i propri soldi iniziali. Un po' come fecero il Gatto e la Volpe con Pinocchio, millantando l’esistenza di un albero di monete per sottrargli quelle che aveva in mano. Diffidate dai siti che millantano sistemi automatici di trading che vi fanno guadagnare mentre voi siete sulla spiaggia a bearvi sotto il sole. Il trading è una cosa seria, rischiosa e necessita di preparazione. Occhio anche agli Exchange poco sicuri, meglio affidarsi ad uno di quelli prima elencati.

I Broker succitati sono sicuri anche perché offrono il trading di Bitcoin tramite CFD. I cosiddetti Contract for difference, che permettono di acquistare un asset senza possederlo direttamente.

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