USD/CAD, il dollaro americano sembra più forte di quel che è


Il cambio USD/CAD, spesso trascurato dai trader europei, è invece un grande termometro macroeconomico utilizzato dagli speculatori d’oltreoceano. Questa coppia rappresenta i rapporti di forza tra le due economie nordamericane, entrambe in un periodo di espansione ma con una grande differenza: gli Stati Uniti, intenti a mantenere la loro influenza diplomatica, sono sempre bene o male coinvolti in faccende estere; il Canada è invece una delle nazioni più autarchiche in assoluto, per cui il cambio riflette anche la differenza tra questi atteggiamenti.

In questi giorni, osservare l’andamento del grafico USD/CAD è ancora più interessante del solito. Notiamo infatti che, in seguito alle lamentele di Donald Trump circa l’eccessivo valore della valuta americana, si sono registrati importanti rafforzamenti del dollaro canadese. Il presidente Trump è deciso ad aumentare il volume di export a stelle e strisce svalutando il dollaro statunitense, e la Fed sembra intenzionata a stare al gioco.

Sappiamo bene che tra l’annuncio e l’effettiva esecuzione di un taglio dei tassi di interesse da parte delle banche centrali possono passare diversi mesi, se non addirittura anni. Questo perché il mercato sconta subito l’intenzione di procedere al taglio, rendendolo molto spesso non necessario nei fatti. Anche malgrado la discesa da 1.35 a 1.33, in ogni caso, sembra che il dollaro americano si ancora troppo forte per i gusti della Casa Bianca.

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Protezionismo in grande stile

Dal giorno del suo insediamento, Trump non ha fatto mistero di volter mettere in pratica delle politiche economiche che strizzano l’occhio al protezionismo. Questo significa prima di tutto limitare i volumi di importazioni, cosa che ha fatto imponendo a più riprese dazi nei confronti dell’import cinese; ora anche il Messico potrebbe ritrovarsi ad assaggiare la stessa medicina.

Imporre dei dazi significa fare in modo che i cittadini consumino più beni prodotti dall’economia domestica e meno beni prodotti all’estero, proprio per via dei rincari sui beni importati. Significa, però, anche esportare di meno: ai dazi si risponde sempre con altri dazi, ed infatti le risposte della Cina non sono tardate ad arrivare. Ora, per recuperare l’effetto delle minori esportazioni, Trump sembra intenzionato a rilanciarle svalutando il dollaro americano.

Il piano sembra proprio tratto da un manuale di macroeconomia: se si svaluta il dollaro, allora sarà più conveniente per le altre nazioni convertire le proprie valute in dollari ed acquistare beni americani. Così Trump scavalcherebbe ogni compromesso: maggiore domanda interna per via dei dazi, maggiore export per via della svalutazione. Non dimentichiamoci che vale anche il ragionamento contrario: se si svaluta il dollaro americano, per gli americani i beni stranieri diventano più costosi. In questo modo si riducono fisiologicamente, ancora una volta, le importazioni dall’estero.

Consigli per trader ed investitori

Con l’economia americana che fa registrare buoni dati nell’anno in corso, il dollaro americano sarebbe naturalmente portato ad aumentare il proprio valore. Dall’altra parte Trump non può fare a meno di bilanciare gli effetti negativi che la guerra commerciale con la Cina, per quanto comprensibile sia stata, ha causato. Svalutare il dollaro americano è anche molto fattibile, considerando che i tassi centrali della Fed sono ai massimi storici dal 2008.

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Il modo glorioso con cui l’economia americana ha saputo riprendersi dalla crisi del 2009 ha permesso ai regolatori di aumentare i tassi di interesse centrali fino al 2,25%, con un target previsto del 2,5% entro fine anno. C’è molto spazio per tagliare questi tassi, lasciando libero il dollaro di svalutarsi e le imprese di finanziarsi con prestiti e mutui a tassi inferiori. A conti fatti, svalutando il greenbuck gli Stati Uniti possono riprendere tutto il terreno perso per via dei diverbi con la Cina, tenendosi comunque gli effetti positivi che ne sono derivati.

Ormai è quasi sicuro che la Fed non aumenterà i tassi al 2,5%, mossa che era attendibile per fine anno. Anzi, è probabile che dal 2,25% si ritorni al 2%, cosa che porterebbe alla tanto desiderata svalutazione ed eventualmente anche alla possibilità di aumentare le esportazioni. Il consiglio è quindi quello di vendere dollari americani, approfittando di valute stabili come il dollaro canadese per fare da controparte alle posizioni.

L’economia canadese sta vivendo uno dei momenti più sereni della sua storia, anche grazie al fatto di non essere mai stata oggetto delle avventure diplomatiche di Trump. Per quest’anno si prevede una crescita dell’economia dell’1,3%, con un +1,5% in arrivo per l’anno prossimo. Insieme all’assenza di segnali che lascino presagire un taglio degli interessi sul dollaro canadese, il quadro complessivo dice che questa valuta è sicuramente una delle più interessanti su cui puntare per cogliere l’occasione di speculare sull’eventuale ulteriore ribasso del dollaro americano.

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